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Family stories

Quando tornava a casa era come se il tempo non fosse mai passato. Eppure ogni cosa sembrava diversa. La piazza del paese non era mai stata così pulita, quando si avvicinava, a piedi, per sbrigare alcune commissioni prima di pranzare con la famiglia. L’ufficio postale, così piccolo e nascosto, la accolse con un calore inaspettato per quella calda giornata di ottobre. Gli impiegati lavoravano con svogliatezza, e questo sembra non fosse cambiato affatto. Il mercato, invece, sembrava molto più spoglio e meno affollato. I ricordi la riportavano a tutte le volte che passando davanti al banco del pizzicagnolo non respirava, perché l’odore dello stoccafisso le faceva venire il voltastomaco. E quante volte ancora aveva frugato con sua madre tra i vestiti del banchetto dell’usato, per trovare qualche capo di vecchio pregio, o qualche assurdo vestito da usare come travestimento? Una complicità che le faceva sempre ridere.

Davanti alla porta di casa non si era mai sentita così grande. La guardava sorpresa, ricordandola molto più imponente. Girava la piccola chiave, di una serratura semplice, perché nonostante qualche furto nella zona, i suoi genitori non avevano mai voluto installare una porta blindata.

Dopo un pranzo completo, perché si mangiano sempre primo, secondo e contorno, una passeggiata. Che vuoi che sia, sarà poco più di un kilometro! E così, su, fino al monastero. La salita verde, nei suoi ricordi era molto più breve. Vaghi ricordi di lei che giocava con il papà e la mamma sull’erba. Non sembra aver mai percorso quei sentieri, eppure arrivati più avanti, quasi a ricordarle che in quesi luoghi vi era cresciuta, il panorama la lasciò senza fiato. In fondo si vedeva il mare, e la luce che vi si rifletteva sopra.

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1 Comment

  • Reply
    Andrea
    6 novembre 2016 at 17:42

    Che dolcezza! Ma è una storia tua?

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